Author: acecchin

A Quinto la messa in ricordo di mons. Antonio Marangon a un anno dalla morte. Rizzo: “Fu uomo autentico, maestro, presbitero e pellegrino”

Sabato 8 giugno, nella chiesa parrocchiale di Quinto, è stato ricordato il primo anniversario della morte di mons. Antonio Marangon, morto il 6 giugno 2023. A presiedere la celebrazione eucaristica mons. Giuseppe Rizzo, che ne ha ricordato la figura nell’omelia, sottolineando l’importanza del ricordo nella sua parrocchia di origine. Mons. Rizzo ha ricordato il servizio alla Parola che don Antonio ha vissuto per tutta la vita: biblista preparato, esperto ricercato, per lui “la Parola di Dio fu un’avventura dell’anima, una vera e propria vocazione, un segno indelebile che portò per tutta la vita, e che fece di lui un artigiano instancabile, un servitore della volontà di Dio di dialogare con le sue creature”. E “mentre egli dispensava la Parola, la Parola entrava progressivamente nella sua vita e la trasformava”, ha ricordato mons. Rizzo, che ha messo in luce, grazie alle letture della messa, le caratteristiche di don Antonio, uomo, maestro, presbitero e pellegrino. “La prima cosa che ci veniva incontro era la sua umanità, fatta di finezza, discreta e sobria”. E ricordando il “suo” docente in Seminario, mons. Rizzo, ha raccontato: “Noi attendevamo un insegnante di Sacra Scrittura, e don Antonio fu molto di più: non solo un professore aggiornato, un esperto della Bibbia, ma un maestro, che consegna se stesso, che testimonia la disciplina che insegna con la passione della sua vita. Spezzò il pane della Parola nelle occasioni più solenni, ma anche in quelle feriali; parlò ai Vescovi, intervenne nelle assemblee, portò il suo contributo nelle convocazioni ecclesiali nazionali e diocesane, in Italia e all’estero, dialogò con le istituzioni universitarie pubbliche, con le facoltà di teologia… Possiamo dire che aiutò la nostra Chiesa a realizzare il Concilio nel dare verità al primato della Parola”.
“Noi presbiteri trevigiani avemmo la grazia di sentirlo un presbitero, un fratello autorevole, sia come docente, sia come responsabile della nostra formazione permanente”, ha testimoniato don Giuseppe, ricordando anche il contributo di don Antonio alla fondazione della comunità monastica camaldolese diocesana, ora a S. Maria in Colle, a Montebelluna.
Don Antonio, infine, è stato un pellegrino. “La Terra Santa è stata vissuta da lui come un grande sogno, anzi come il felice approdo della sua vita, la sua patria interiore”, anzitutto negli anni dei suoi studi all’Istituto Biblico di Gerusalemme e, successivamente, nei pellegrinaggi guidati in oltre 50 anni. Gli ultimi mesi “furono un pellegrinaggio nel quale egli non era più la guida, ma il discepolo che, come Pietro, veniva condotto al significato ultimo della propria vita, fino al Sì definitivo al Signore”.

“Peregrinatio corporis” di san Pio X, pubblicato il libro fotografico: la presentazione a Riese il 22 maggio

Un migliaio di persone tra volontari e addetti hanno accolto oltre 55.000 pellegrini che sono venuti a rendere omaggio all’urna di San Pio X. Un evento durato una settimana, che è stato possibile realizzare in circa quattro anni di duro lavoro. Il trasporto dell’urna pontificia reso possibile dall’impegno 24 ore su 24 di un team composto da una trentina di professionisti, che hanno viaggiato per oltre 1500 chilometri, da Roma al Veneto e ritorno, un viaggio durato in tutto 120 ore. Intanto, Riese Pio X ha cambiato faccia attraverso una fitta rete di opere pubbliche, culminate con il restauro conservativo della casa museo di Bepi Sarto, che peraltro adesso è possibile visitare anche virtualmente sul sito www.papapiox.it.

Sono questi in sintesi i risultati della Peregrinatio Corporis di Pio X, lo storico ritorno a casa del Pontefice riesino, che poi ha viaggiato anche verso Padova e Venezia. L’evento si è celebrato a Riese ad ottobre 2023 e adesso diventa un libro fotografico. Edito da Fondazione Giuseppe Sarto, il libro, a firma del giornalista Mauro Pigozzo, ha l’ambizione di raccontare l’esperienza unica e irripetibile che ha visto incrociare la grande storia della Chiesa con la “piccola storia” del comune che diede i natali al Pontefice.

Nel testo si ripercorre all’inizio il rapporto storico dei riesini col loro pontefice, con accenni agli eventi durante il secolo scorso. Si entra poi nel dettaglio delle opere di restauro che hanno cambiato la Casetta e il museo adiacente, ma anche il Comune nel suo complesso. Vengono citati tutti gli appuntamenti e gli eventi che si sono celebrati a Riese e quindi è pensato un focus sulle sfide logistiche e organizzative superate per spostare la salma.

Questi sono i capitoli introduttivi e di chiusura, il cuore del libro sono invece le immagini. Nel corso dell’evento sono state scattate oltre tremila fotografie, impegnati a vario titolo almeno una decina di fotografi. Ne sono state selezionate 150 foto, che rappresentano tutti i momenti della Peregrinatio. Le immagini sono state distribuite lungo otto filoni di narrazione, che vanno dal viaggio dell’urna ai volti dei pellegrini e dei volontari, passando per le grandi processioni e le celebrazioni. Interessante la scelta editoriale di introdurre questi piccoli racconti fotografici da una pagina dorata più piccola rispetto all’impaginato complessivo.

Il libro fotografico dedicato alla Peregrinatio Corporis sarà presentato da Fondazione Giuseppe Sarto il 22 maggio alle ore 21, di fronte alla Casa natale (in caso di pioggia, nella sala comunale), in un evento nel quale saranno gli addetti ai lavori a spiegare come è stato possibile coordinare decine di professionisti e centinaia di volontari per un happening che probabilmente sarà difficile da replicare. Da evidenziare che a chiusura del libro è riportata una lista di un migliaio tra persone, associazioni e aziende che hanno collaborato all’evento, un ringraziamento “personale” a tutti coloro che hanno investito il loro tempo in questa avventura.

Nel corso della presentazione del 22 maggio, dopo il saluto di don Giorgio Piva, parroco di Riese Pio X e di mons. Mauro Motterlini, vicario generale della Diocesi di Treviso, ci saranno gli interventi di Alessandro Fraccaro, titolare di  Otium, per spiegare il progetto editoriale, la veste grafica del libro e la selezione degli scatti fotografici; Michele Sbrissa, titolare di 593 Studio-società di ingegneria, per raccontare il progetto logistico della prima storica Peregrinatio Corporis a tappe tra viaggio e allestimenti; Dimitri Simeoni, architetto, che spiegherà il progetto dei lavori di restauro nella Casa Natale di Pio X; Pierpaolo Tonin, architetto, che illustrerà le opere realizzate nel Museo di Pio X e Davide Nordio, giornalista, docente e sceneggiatore che illustrerà l’iniziativa del fumetto su Pio X.

(fonte: comunicato stampa Fondazione Sarto)

 

Alessandra Gallina nuova presidente di Uniti per la Vita. Eletto il Consiglio direttivo per il prossimo triennio

Uniti per la Vita, l’associazione frutto della fusione di Movimento per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita di Treviso e Montebelluna, conclude il suo percorso congressuale, con l’elezione dei nuovi vertici per il triennio associativo 2024-2027.

I membri del Consiglio Direttivo, eletti in occasione dell’Assemblea del 13 aprile in rappresentanza di quasi 190 soci e 110 volontari, hanno infatti provveduto in settimana, in occasione del primo Direttivo, a scegliere, alla guida dell’associazione, la vicepresidente uscente, Alessandra Gallina: 49 anni, di Montebelluna, imprenditrice nel settore informatico e volontaria in UpV dal 2012, sarà accompagnata da una governance tutta al femminile, con la trevigiana Lucia Golfetto alla vicepresidenza e l’elezione di Vera Tessari e di Diletta Mazzocato, rispettivamente alla carica di Segretario e Tesoriere.

A completare il Direttivo, Davide Bellacicco (già vicepresidente dal 2018 al 2021 e unico consigliere uscente insieme a Gallina), Elisa Tecchio, Chiara Buzzaccaro, Marco Fedrigo e Angelo Scuderi.

Fra le progettualità attivate da UpV in questi anni, anche grazie al supporto della Diocesi di Treviso e della convenzione in essere con l’Azienda ULSS 2 “Marca Trevigiana”, non solo l’ormai consolidata attività del banco aiuti, che provvede alla distribuzione di pannolini, 1,5 tonnellate di alimenti al mese, vestiario per mamma e bambino e prodotti per l’igiene dal concepimento ai 2 anni di età), ma anche la scuola di italiano per le gestanti straniere finalizzata a fornire nozioni di base per affrontare la gravidanza, i percorsi pre-parto, post-parto, post-aborto e di assistenza psicologica curati da personale specializzato con incontri individuali e di gruppo dotati di relativo servizio babysitting. Interventi puntuali e concreti finalizzati a fornire aiuto, nel solo 2023, a 316 famiglie.

Nel novero delle iniziative presentate all’Assemblea, anche quelle di carattere culturale (fra tutte, le presentazioni di libri e gli spettacoli teatrali aperti offerti alla cittadinanza e alle scuole e promossi in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne), il supporto alle mamme nel centro di accoglienza della ex Caserma Serena di Dosson di Casier e gli interventi a sostegno di ragazze madri in Uganda.

Domenica 21 aprile

Giornata di preghiera per le vocazioni: spazi accoglienti cercansi

La 61ª Giornata di preghiera per le Vocazioni prende le mosse da un’espressione dell’esortazione apostolica “Christus vivit”: “Creare casa”. E’ una giornata di preghiera che vuole cogliere l’invito di papa Francesco di chiedere assiduamente al Signore ambienti adeguati, nelle parrocchie e in tutta l’universalità della Chiesa, nei quali giovani e meno giovani possano sperimentare
il miracolo di una nuova nascita. “Fare casa […] è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici e funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda le nostre ore e i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi. È creare legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani
e che tutti possiamo compiere […]. Così si attua il miracolo di sperimentare che qui si nasce di nuovo […] perché sentiamo efficace la carezza di Dio che ci rende possibile sognare il mondo più umano e, perciò, più divino” (Cf. Francesco, “Christus vivit”, 216-217).

Il Cammino Sinodale delle Chiese d’Italia delle Chiese d’Italia ci sta aiutando a riscoprire la gioia e la fatica del camminare insieme, il lavoro fattivo e concreto del costruire cantieri capaci di immaginare gli elementi fecondi già presenti nell’oggi e che dischiudono il futuro; invita, sull’icona dei discepoli di Emmaus, a riconoscere il passante che si fa prossimo nel cammino e ospitarlo in casa perché là si manifesti nel suo volto del Signore Risorto (cf. Lc 24,29).

Anche la vocazione ha bisogno di un terreno buono perché possa attecchire e di una casa nella quale fare Eucarestia, ringraziamento e benedizione per la Parola ricevuta e il dono di quella fraternità che è offerta della propria vita perché, insieme agli altri, diventi feconda nella carità, a servizio di tutti. Come la vita, ha bisogno di trovare uno spazio accogliente per nascere, crescere e maturare. Il desiderio di appartenere ad una persona o ad una comunità nasce da una frequentazione feriale e una conoscenza graduale di quella casa alla quale si sogna di appartenere per essere fecondi. Creare casa è un invito rivolto alle Chiese, alle comunità, alle parrocchie, ai presbiteri, alle famiglie, ai monasteri perché siano sempre più spazi capaci di quell’accoglienza cordiale e libera che fa crescere la vocazione sia di chi li abita che di chi li visita, diviene terreno fecondo di nuove vocazioni.

Nella nostra diocesi celebreremo la veglia diocesana per le vocazioni, presieduta dal Vescovo, sabato 11 maggio, nella chiesa di Olmo di Martellago.

Ecco alcuni stralci dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, per le quali pregheremo in tutte le parrocchie domenica 21 aprile:

Cari fratelli e sorelle, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni ci invita, ogni anno, a considerare il dono prezioso della chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi, suo popolo fedele in cammino, perché possiamo prendere parte al suo progetto d’amore e incarnare la bellezza del Vangelo nei diversi stati di vita. […]
Penso alle mamme e ai papà che non guardano anzitutto a se stessi e non seguono la corrente di uno stile superficiale, ma impostano la loro esistenza sulla cura delle relazioni, con amore e gratuità, aprendosi al dono della vita e ponendosi al servizio dei figli e della loro crescita. Penso alle persone consacrate, che offrono la propria esistenza al Signore nel silenzio della preghiera come nell’azione apostolica, talvolta in luoghi di frontiera e senza risparmiare energie, portando avanti con creatività il loro carisma e mettendolo a disposizione di coloro che incontrano. E penso a coloro che hanno accolto la chiamata al sacerdozio ordinato e si dedicano all’annuncio del Vangelo e spezzano la propria vita, insieme al Pane eucaristico, per i fratelli, seminando speranza e mostrando a tutti la bellezza del Regno di Dio.
Ai giovani, specialmente a quanti si sentono lontani o nutrono diffidenza verso la Chiesa, vorrei dire: lasciatevi affascinare da Gesù, rivolgetegli le vostre domande importanti, attraverso le pagine del Vangelo, lasciatevi inquietare dalla sua presenza che sempre ci mette beneficamente in crisi. Egli rispetta più di ogni altro la nostra libertà, non si impone, ma si propone: lasciategli spazio e troverete la vostra felicità nel seguirlo e, se ve lo chiederà, nel donarvi completamente a Lui. […]
Nel presente momento storico, poi, il cammino comune ci conduce verso l’Anno giubilare del 2025. Camminiamo come pellegrini di speranza verso l’Anno santo, perché nella riscoperta della propria vocazione e mettendo in relazione i diversi doni dello Spirito, possiamo essere nel mondo portatori e testimoni del sogno di Gesù: formare una sola famiglia, unita nell’amore di Dio e stretta nel vincolo della carità, della condivisione e della fraternità.Questa Giornata è dedicata, in particolare, alla preghiera per invocare dal Padre il dono di sante vocazioni per l’edificazione del suo Regno: «Pregate, dunque, il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2). E la preghiera – lo sappiamo – è fatta più di ascolto che di parole rivolte a Dio. Il Signore parla al nostro cuore e vuole trovarlo aperto, sincero e generoso. La sua Parola si è fatta carne in Gesù Cristo, il quale ci rivela e ci comunica tutta la volontà del Padre. In quest’anno 2024, dedicato proprio alla preghiera in preparazione al Giubileo, siamo chiamati a riscoprire il dono inestimabile di poter dialogare con il Signore, da cuore a cuore, diventando così pellegrini di speranza, perché «la preghiera è la prima forza della speranza. Tu preghi e la speranza cresce, va avanti. Io direi che la preghiera apre la porta alla speranza. La speranza c’è, ma con la mia preghiera apro la porta» (Catechesi, 20 maggio 2020). […]
In questo nostro tempo, allora, è decisivo per noi cristiani coltivare uno sguardo pieno di speranza, per poter lavorare con frutto, rispondendo alla vocazione che ci è stata affidata, al servizio del Regno di Dio, Regno di amore, di giustizia e di pace. Questa speranza – ci assicura San Paolo – «non delude» (Rm 5,5), perché si tratta della promessa che il Signore Gesù ci ha fatto di restare sempre con noi e di coinvolgerci nell’opera di redenzione che Egli vuole compiere nel cuore di ogni persona e nel “cuore” del creato. […]
Per tutto questo dico, ancora una volta, come durante la Giornata mondiale della gioventù a Lisbona: “Rise up! – Alzatevi!”. Svegliamoci dal sonno, usciamo dall’indifferenza, apriamo le sbarre della prigione in cui a volte ci siamo rinchiusi, perché ciascuno di noi possa scoprire la propria vocazione nella Chiesa e nel mondo e diventare pellegrino di speranza e artefice di pace! Appassioniamoci alla vita e impegniamoci nella cura amorevole di coloro che ci stanno accanto e dell’ambiente che abitiamo. Ve lo ripeto: abbiate il coraggio di mettervi in gioco! Don Oreste Benzi, un infaticabile apostolo della carità, sempre dalla parte degli ultimi e degli indifesi, ripeteva che nessuno è così povero da non aver qualcosa da dare, e nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere qualcosa.
Alziamoci, dunque, e mettiamoci in cammino come pellegrini di speranza, perché, come Maria fece con Santa Elisabetta, anche noi possiamo portare annunci di gioia, generare vita nuova ed essere artigiani di fraternità e di pace.

Papa Francesco
Roma, San Giovanni in Laterano, 21 aprile 2024, IV Domenica di Pasqua

La formazione permanente dei sacerdoti al centro del Consiglio presbiterale diocesano

Un incontro del Consiglio presbiterale diocesano dedicato alla formazione permanente del clero, quello di lunedì 15 aprile. Ospiti della parrocchia di Quinto, i membri, insieme al Vescovo, hanno riflettuto sull’impostazione e sui caposaldi che hanno ispirato la prassi formativa dei sacerdoti diocesani negli ultimi quindici anni. L’obiettivo era consegnare al Vescovo e alla “Commissione diocesana per la formazione permanente” delle coordinate utili a effettuare scelte operative, tra valutazioni sulla consuetudine e suggerimenti per il prossimo futuro.
Radicalità della sequela. Un’importante cornice ai lavori del Consiglio era stata offerta dal vescovo Michele nella lectio durante l’Ora media, vissuta insieme nella chiesa parrocchiale. A partire dal brano evangelico del ricco che chiede a Gesù che cosa fare per avere la vita eterna (Mc 10,17-31), il Vescovo ha parlato della radicalità della sequela evangelica nella vocazione presbiterale e delle esigenze che pone, delle fatiche che prima o poi si presentano, delle vicende del servizio e del ministero che a volte non sembrano capaci di riempire di senso l’esistenza, con il rischio dello scoraggiamento. “Ma ciò che è impossibile a noi da soli – ha sottolineato mons. Tomasi – con la sola nostra forza di volontà, con la pianificazione pastorale e con metodi che si affidano alle sole nostre forze, non lo è al Padre, l’unico che genera la vita, l’unico che dona il centuplo promesso a chiunque abbia lasciato tutto”. Assieme all’unica paternità di Dio, allora, si riceve in dono “una rinnovata rete di relazioni umane, con il mondo e con il creato, che vivono della sovrabbondanza della gratuità dell’amore del Padre. Il centuplo, in fondo, è la vita nuova quando Gesù è tutto per la nostra vita”. La formazione permanente, allora, è una continua e sempre nuova “conformazione a Cristo”, cammino di ciascun presbitero e “di noi tutti insieme”.
Il moderatore della seduta, don Giulio Zanotto, ha ricordato la varietà delle proposte, consolidate negli anni: dai ritiri comuni di inizio anno a quelli per vicariati, dalle Settimane residenziali alla Tre giorni del Cavallino, e poi le mattinate di aggiornamento teologico – pastorale del giovedì, la Tre giorni per i coordinatori delle Collaborazioni e la Giornata di fraternità, senza dimenticare gli incontri per i preti anziani. Una formazione del prete “pensato” non solo per la parrocchia, ma anche per la Collaborazione pastorale, nello spirito della corresponsabilità con gli altri preti e con i laici, con l’obiettivo non solo di rispondere alle necessità di oggi, ma anche di pensare all’evoluzione del presbiterio nei prossimi 20 anni.
Don Samuele Facci e don Luca Pizzato, delegato ed ex delegato per la Formazione, hanno presentato il percorso di questi anni, in una relazione condivisa con don Donato Pavone, attuale vicario per il clero e delegato per la Formazione dal 2009 al 2015.
Dono e compito. Un processo dinamico, la formazione, riconosciuta contemporaneamente come dono e come compito (della Chiesa e personale di ciascun presbitero). Una formazione presentata più come cantiere e laboratorio, che come magazzino da “riempire”. Ecco l’importanza della creatività delle proposte, per risvegliare domande e suscitare nuovi interessi, il valore di una formazione percepita come “utile” alla vita, che motiva a partecipare, a mettersi in gioco e a maturare nel percorso; una proposta diocesana non “esaustiva”, che contempla anche offerte promosse da altri soggetti, e non solo in ambito ecclesiale, nella libertà di percorsi personali da coltivare con originalità. Fondamentale, in tutto questo, il coinvolgimento attivo dei presbiteri, “soggetti di formazione”, nel corso delle esperienze, ma anche nella fase di programmazione e verifica, cosa che può contribuire alla mutua formazione, nella comunione presbiterale. Una formazione, è stato più volte sottolineato, che non può che essere integrale, coinvolgendo tutte le dimensioni della persona e della vita del prete: “Le quattro dimensioni fondamentali di cui parlano i documenti – umana, spirituale, intellettuale e pastorale – vanno poste tra loro in una relazione di circolarità virtuosa, mai l’una senza l’altra”, con un accento posto sulla dimensione culturale, di cui tenere maggiormente conto, per maturare nella capacità di interpretare la realtà contemporanea, guardando ai diversi ambiti della vita civile, politica e sociale. Gli interventi hanno messo in luce la centralità del piano spirituale e del riferimento alla Sacra Scrittura, attraverso cui passano la conoscenza e l’amore per il Signore, l’ascolto e condivisione della Parola, ma anche la condivisione tra preti della propria esperienza di fede, senza dimenticare il patrimonio di presenze e testimonianze di figure sacerdotali che hanno arricchito il presbiterio diocesano.
Tradizione buona, da arricchire. Molti gli spunti emersi dai gruppi di lavoro, che hanno confermato la bontà della tradizione formativa, ma hanno messo in luce anche la necessità di ampliarla, mettendo l’accento su alcune dimensioni che stiamo vivendo come Chiesa – sinodalità, Chiesa in uscita, ministerialità, diaconato, Collaborazioni pastorali -, e poi formazione alle relazioni, il confronto con categorie e linguaggi nuovi e la possibilità di vivere alcune occasioni formative insieme ai laici.
L’ultimo appuntamento, prima dell’estate, sarà nuovamente insieme al Consiglio pastorale diocesano, il prossimo 27 maggio, con al centro il tema del Cammino sinodale.

(Alessandra Cecchin – articolo in uscita nella Vita del popolo del 21 aprile 2024)

Eletta la presidenza diocesana di Azione cattolica: tutti i nomi

Nella seduta del 4 aprile, il Consiglio diocesano di Azione cattolica ha accolto con gioia la nomina da parte del Vescovo a presidente diocesano di Marco Guidolin. Successivamente i consiglieri hanno provveduto all’elezione della presidenza diocesana, che risulta così composta: Campagnolo Matteo, di Castelfranco Veneto e Spitaleri Sabrina, di San Donà di Piave, come vicepresidenti settore Adulti; Agostini Massimiliano, di Cappelletta di Noale, e Pellizzari Chiara, di San Zenone degli Ezzelini, vicepresidenti settore Giovani; Favaro Gregorio, di Gardigiano, responsabile dell’articolazione Acr. A questi responsabili di settore si aggiungono Nicolini Serena, di Loria, confermata amministratrice, e Fugazza Angela, di San Martino di Lupari, nominata segretaria. Assistente generale diocesano è don Giancarlo Pivato.

La nomina del presidente diocesano da parte del Vescovo manifesta la dimensione ecclesiale dell’Azione cattolica, cioè di laici “dedicati” alla propria Chiesa diocesana e alla globalità della sua missione, nella condivisione e nella partecipazione.

Non sono mancate, in questi anni, le molteplici forme di cura e di attenzione all’associazione da parte del vescovo Tomasi, il quale in più occasioni ha ricordato agli aderenti di “continuare la formazione per essere cristiani che sappiano rendere conto della propria fede e delle propria speranza nel mondo della famiglia, del lavoro, delle professioni e dei mestieri, nella politica e nel complesso delle forme sociali”.

L’Azione cattolica di Treviso, che risulta essere la più numerosa in Italia, con quasi 7.000 aderenti, ha una lunga storia, ricca di fede e di testimonianze di servizio, come ricordato dal presidente Giudolin nel suo intervento all’inizio del mandato: “Il cammino associativo è ricco e ancora può portare molto frutto nei nostri territori e nelle nostre comunità, e sarà misurabile in relazioni buone, in aiuto concreto, in fraternità, nella comunione che sapremo vivere”.

Un cammino, quello dell’Ac, che si pone come obiettivo di mantenere viva la vita associativa nelle nostre comunità cristiane, attenta ai cambiamenti culturali ed ecclesiali in atto, sensibile alle esigenze di un’autentica formazione spirituale per permettere a ogni battezzato di incontrare Gesù Risorto, avendo come riferimento unicamente il Vangelo di Cristo e come stile la sinodalità all’interno di una dialettica democratica e partecipativa. Ha ricordato Marco Guidolin al Consiglio che “la concomitanza della nomina del presidente con l’inizio della Settimana Santa credo sia un’indicazione preziosa che lo Spirito, attraverso il vescovo Michele, ha voluto darci: dobbiamo sempre ricordarci, fra tutte le vicende associative che vivremo, di mettere sempre al centro dell’Ac e delle nostre vite il Risorto, Colui che ha sconfitto la morte, Colui che ci ha salvati. Ogni esperienza vissuta, ogni équipe, ogni incontro e anche ogni scontro, siano un passo alla sua sequela per incontrare, nei nostri cuori e nelle nostre vite, Gesù Risorto”.

Un cammino di laici impegnati che desiderano condividere con i propri presbiteri la bellezza dell’essere discepoli dell’unico maestro capace di rendere nuove tutte le cose e di generare frutti di carità e percorsi di speranza anche per le generazioni più giovani, alle quali l’Ac riserva sempre uno sguardo di simpatia e di particolare affetto. “La fraternità contraddistingua le nostre associazioni e anche nelle prevedibili fatiche, non dimentichiamoci mai che siamo chiamati a volerci bene, e ad essere generatori di bene con le persone e per le persone”, questo il desiderio per il nuovo triennio. (A.F.)

Nella foto la nuova Presidenza di Ac, eletta dal Consiglio diocesano il 4 aprile. Da sinistra:  Serena Nicolini, Chiara Pellizzari, Massimiliano Agostini, don Giancarlo Pivato, Marco Guidolin, Matteo Campagnolo, Gregorio Favaro, Angela Fugazza, Sabrina Spitaleri.

“Dieci anni di papa Francesco. La gioia del Vangelo per la Chiesa e per il mondo”: incontro di formazione per i sacerdoti

Nuova iniziativa in calendario organizzata dalla Commissione diocesana per la formazione permanente del clero. Si tratta dell’appuntamento di aggiornamento teologico pastorale previsto per giovedì 18 aprile, con inizio alle ore 9.30, in Seminario.

La scelta della Commissione è stata quella di prendere spunto dalla recente celebrazione del decennio del pontificato di Francesco per dedicare una riflessione di carattere storico sulle svolte propiziate dal suo magistero, soprattutto a partire da Evangelii Gaudium. Interverrà il professor Marco Impagliazzo, docente ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, dove insegna anche Storia della pace, e presidente della Comunità di Sant’Egidio. Il prof. Impagliazzo proporrà una riflessione dal titolo “Dieci anni di papa Francesco: la gioia del Vangelo per la Chiesa e per il mondo”.

“Siate pietre vive per costruire la comunità cristiana”: il compito di papa Francesco ai cresimati trevigiani

Sono tornati a casa con dei compiti impegnativi, ma molto belli, e ad affidarli loro sono stati papa Francesco e il vescovo Michele. I 1.500 ragazzi e ragazze cresimati della diocesi di Treviso, che sono stati al pellegrinaggio di tre giorni a Roma, hanno accolto con entusiasmo il saluto del Papa all’udienza della mattina di mercoledì 3 aprile: “Con la forza dello Spirito Santo che nella Cresima vi conferma come battezzati, figli di Dio e membri della Chiesa, possiate essere pietre vive per costruire la comunità cristiana”.

Accompagnati dal vescovo, Michele Tomasi, da una trentina di sacerdoti, da alcune cooperatrici pastorali, oltre che dai propri catechisti e catechiste, hanno concluso in piazza San Pietro una “tre giorni” diventata ormai una tradizione e che ogni anno registra un nuovo record di partecipazione (ben 27 i pullman partiti quest’anno), anche grazie a un’organizzazione che comincia mesi prima, con l’impegno dell’ufficio diocesano per l’Annuncio e la catechesi e del Seminario.

Tre le tappe delle giornate romane: nella basilica di San Paolo fuori le mura, lunedì 1° aprile, alla scoperta di una bella compagnia di santi; il percorso tra il Colosseo e la basilica di San Pietro, con le catechesi dedicate a tre doni dello Spirito Santo: la Sapienza, la Fortezza e il Consiglio e la messa presieduta dal Vescovo; fino a mercoledì, con l’udienza di papa Francesco. Oltre al compito affidato dal Papa, ragazzi e ragazze hanno accolto l’invito che il vescovo Michele ha rivolto loro durante la messa di martedì sera nella basilica di San Pietro, davanti alla tomba dell’apostolo, “il centro di tutta la nostra Chiesa”. “Gesù Cristo è il Signore, maestro e amico, sostegno della nostra vita – ha detto mons. Tomasi -, perché ci ha chiamati per nome, come ha fatto con Maria Maddalena, che per questo lo ha riconosciuto risorto. Noi non siamo insieme per caso, siamo tutti uniti dallo stesso amore, dallo stesso Spirito, dallo stesso legame. Lui ci ha voluti dall’eternità insieme a professare il suo nome. E professando la nostra fede proclamiamo che Gesù Cristo è il Signore perché siamo mossi dallo Spirito: significa che lui è importante per la mia vita, per la vita di ciascuno: è lui che ci aiuta nella gioia e ci guida nelle difficoltà, è lui che orienta le nostre scelte e illumina il nostro modo di vedere il mondo, e proprio lo Spirito ci aiuta a vederlo come lo vede Dio. La verità delle persone umane e dei popoli è la pace”.

“Il giorno di Pentecoste erano tremila le persone battezzate dagli apostoli. Noi qui siamo più di 1.500. Ciascuno, al ritorno a casa – il compito del Vescovo ai giovanissimi e alle giovanissime -, scelga un amico e gli annunci la bellezza della vita nella comunità cristiana, la bellezza della vita che si dona: diventeremo 3.000 e molti di più, fino ai confini della terra, e potremo gioire insieme, sentendoci chiamati per nome e rispondendo: Signore, mio maestro, mi fido di te, cammino con te, ti voglio bene”.

I videomessaggi

”E’ stato un bell’incontro, in cui la nostra Chiesa giovane ha mostrato il suo volto partecipativo, attento, soprattutto allegro”. Di ritorno da Roma, assieme agli oltre 1.500 partecipanti all’annuale pellegrinaggio dei cresimati, il vescovo Michele Tomasi affida a un breve video le sue prime impressioni. “Papa Francesco – confida – è stato colpito gioiosamente dal coro dei ragazzi e delle ragazze di Treviso. Ha detto che vuole loro bene, e io gli ho assicurato che tutti loro vogliono bene a lui”.

Soddisfazione anche dal direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Treviso, don Alberto Zanetti, secondo il quale la proposta, avviata nel 2027, si conferma ogni anno “molto positiva”, un’occasione durante la quale i ragazzi “sperimentano la Chiesa diocesana e universale”.

 

 

La galleria fotografica

 

 

“Siate pietre vive per costruire la comunità cristiana”: il compito di papa Francesco ai cresimati trevigiani

Sono tornati a casa con dei compiti impegnativi, ma molto belli, e ad affidarli loro sono stati papa Francesco e il vescovo Michele. I 1.500 ragazzi e ragazze cresimati della diocesi di Treviso, che sono stati al pellegrinaggio di tre giorni a Roma, hanno accolto con entusiasmo il saluto del Papa all’udienza della mattina di mercoledì 3 aprile: “Con la forza dello Spirito Santo che nella Cresima vi conferma come battezzati, figli di Dio e membri della Chiesa, possiate essere pietre vive per costruire la comunità cristiana”.

Accompagnati dal vescovo, Michele Tomasi, da una trentina di sacerdoti, da alcune cooperatrici pastorali, oltre che dai propri catechisti e catechiste, hanno concluso in piazza San Pietro una “tre giorni” diventata ormai una tradizione e che ogni anno registra un nuovo record di partecipazione (ben 27 i pullman partiti quest’anno), anche grazie a un’organizzazione che comincia mesi prima, con l’impegno dell’ufficio diocesano per l’Annuncio e la catechesi e del Seminario.

Tre le tappe delle giornate romane: nella basilica di San Paolo fuori le mura, lunedì 1° aprile, alla scoperta di una bella compagnia di santi; il percorso tra il Colosseo e la basilica di San Pietro, con le catechesi dedicate a tre doni dello Spirito Santo: la Sapienza, la Fortezza e il Consiglio e la messa presieduta dal Vescovo; fino a mercoledì, con l’udienza di papa Francesco. Oltre al compito affidato dal Papa, ragazzi e ragazze hanno accolto l’invito che il vescovo Michele ha rivolto loro durante la messa di martedì sera nella basilica di San Pietro, davanti alla tomba dell’apostolo, “il centro di tutta la nostra Chiesa”. “Gesù Cristo è il Signore, maestro e amico, sostegno della nostra vita – ha detto mons. Tomasi -, perché ci ha chiamati per nome, come ha fatto con Maria Maddalena, che per questo lo ha riconosciuto risorto. Noi non siamo insieme per caso, siamo tutti uniti dallo stesso amore, dallo stesso Spirito, dallo stesso legame. Lui ci ha voluti dall’eternità insieme a professare il suo nome. E professando la nostra fede proclamiamo che Gesù Cristo è il Signore perché siamo mossi dallo Spirito: significa che lui è importante per la mia vita, per la vita di ciascuno: è lui che ci aiuta nella gioia e ci guida nelle difficoltà, è lui che orienta le nostre scelte e illumina il nostro modo di vedere il mondo, e proprio lo Spirito ci aiuta a vederlo come lo vede Dio. La verità delle persone umane e dei popoli è la pace”.

“Il giorno di Pentecoste erano tremila le persone battezzate dagli apostoli. Noi qui siamo più di 1.500. Ciascuno, al ritorno a casa – il compito del Vescovo ai giovanissimi e alle giovanissime -, scelga un amico e gli annunci la bellezza della vita nella comunità cristiana, la bellezza della vita che si dona: diventeremo 3.000 e molti di più, fino ai confini della terra, e potremo gioire insieme, sentendoci chiamati per nome e rispondendo: Signore, mio maestro, mi fido di te, cammino con te, ti voglio bene”.

 

 

Azione cattolica: è Marco Guidolin il nuovo presidente diocesano

Con una nota agli aderenti, l’Azione cattolica diocesana ha comunicato la nomina, da parte del Vescovo, del nuovo presidente, per il triennio 2024-2027.

“Con gioia annunciamo che in data odierna, 22 marzo 2024, il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, dopo aver ricevuto la terna votata dal nuovo Consiglio diocesano di Azione cattolica, ha provveduto alla nomina del Presidente diocesano, per il triennio 2024-2027, nella persona di Marco Guidolinvicepresidente uscente del Settore Adulti. Guidolin ha 46 anni, è originario di Fontane di Villorba ed è dirigente d’azienda.

Questo atto del Vescovo manifesta la dimensione ecclesiale dell’Azione cattolica, cioè di laici “dedicati” alla propria Chiesa diocesana e alla globalità della sua missione, nella condivisione e nella partecipazione.

La nomina del Presidente diocesano è il frutto di un itinerario assembleare e di un cammino democratico partecipativo che ha coinvolto negli ultimi mesi le associazioni parrocchiali, i coordinamenti vicariali e il lavoro dell’assemblea elettiva diocesana del 3 marzo 2024.

Nel ringraziare il prezioso lavoro della presidenza uscente e della presidente Ornella Vanzella, auguriamo un proficuo cammino associativo, nello stile sinodale e sotto la guida dello Spirito Santo, al nuovo Presidente e alla nuova presidenza, che sarà indicata nel prossimo Consiglio diocesano”.

“Ringrazio il Vescovo Michele per la fiducia e per il suo desiderio di essere a fianco della nostra Associazione – il primo commento a caldo del neopresidente, appena ricevuta la notizia della nomina -. Sono sereno di essere parte di un’Associazione viva, consapevole di essere in cammino, desiderosa di esserlo nella nostra Chiesa diocesana. Chiedo al Signore di sostenerci e accompagnarci, di guidarci nelle nostre scelte e di essere sale nelle comunità  e nei luoghi che siamo chiamati ad abitare, in questo tempo di cambiamenti che possono destabilizzare, certo, ma che rappresentano anche delle grandi opportunità” .