Author: acecchin

“Maria accolga la fatica, la sofferenza, il dolore provocato dal male della guerra, e sia vicina a tutti coloro che ne sono vittime”

Una preghiera sofferta e corale salita da tutto il mondo. E’ la preghiera di consacrazione al Cuore immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, voluta da papa Francesco e da lui pronunciata oggi pomeriggio nella festa dell’Annunciazione, durante la celebrazione della Penitenza presieduta nella Basilica di San Pietro. Lo stesso atto è stato compiuto a Fatima dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di sua Santità, come inviato del Santo Padre, e da tutti i Vescovi e i sacerdoti, in tutto il mondo, nelle cattedrali e nei santuari mariani.

A Treviso mons. Tomasi è entrato in silenzio nella chiesa di Santa Maria Maggiore, alle 17, e davanti all’immagine della Madonna Granda ha pregato, insieme a tutti i presenti, tra i quali molti ragazzi della parrocchia, i misteri dolorosi del Rosario e ha poi recitato l’atto di affidamento a Maria di Ucraina e Russia.

Nel saluto iniziale il Vescovo ha ricordato che nel santuario di Santa Maria Maggiore “il nostro popolo invoca Maria Santissima nel bisogno, nella prova e nella gratitudine”.

“Grazie di essere qui numerosi, grazie di aver accolto l’invito di papa Francesco che in questo momento ha raccolto tutta la Chiesa in preghiera – ha aggiunto il Vescovo -. Davvero noi crediamo alla forza dell’invocazione, crediamo alla vicinanza di Dio alla nostra storia, Lui è presente e vivo in mezzo a noi, Lui ci ha donato una madre, che veglia sui suoi figli, su tutti i suoi figli. E questa nostra preghiera, oggi, è rivolta a Maria Santissima, perché accolga la fatica, la sofferenza, il dolore provocato dal male della guerra, e sia vicina a tutti coloro che ne sono vittime. Noi ci affidiamo a lei nella speranza che lei possa muovere ancora i cuori dei potenti che hanno in mano le sorti di questa e di tante altre vicende. E perché accolga i popoli in un unico abbraccio. E’ la consacrazione di tutto il mondo, e in particolare dei popoli dell’Ucraina e della Russia, affinché il Signore possa trovare tutte le vie di pace, di accordo, di disarmo, perché queste vie si possano ancora  trovare nei cuori degli uomini. Siamo forse un popolo dal cuore indurito… Che il Signore metta in noi e in tutti, per intercessione di Maria Santissima, un cuore di carne”.

Dopo la preghiera del Rosario, la recita della preghiera di affidamento preparata da papa Francesco:

“O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace. Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore! Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza. Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto. Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno. Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica. Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra. Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione. Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo. Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono. Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare. Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare. Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità. Regina della pace, ottieni al mondo la pace. Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata. Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria. Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo. Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen”.

Un augurio, a essere operatori di pace, arrivato anche dal vescovo Michele nella benedizione finale: “Andiamo nel mondo, fiduciosi nella potenza di Dio, testimoni e operatori di pace. Andiamo in pace!”

Qui una selezione di foto (servizio a cura di Fotofilm)

Nel canale YouTube della diocesi il video

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La preghiera per la pace: “Si fermi la guerra, sia fatta giustizia, ma non lasciamoci sfigurare dall’odio, viviamo da operatori di pace”

Una celebrazione davvero intensa quella che si è tenuta nel tempio di San Nicolò domenica sera, 13 marzo, la messa, presieduta dal Vescovo, per chiedere il dono della pace insieme a tutte le comunità dei migranti cattolici presenti in diocesi. Una celebrazione proposta proprio dal Consiglio pastorale di queste comunità, che hanno voluto far sentire la loro particolare vicinanza alla comunità ucraina, presente insieme al suo parroco, padre Ivan Ivaniv. A concelebrare anche gli altri sacerdoti che accompagnano spiritualmente le diverse comunità.

Don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio per la Pastorale delle migrazioni, ha letto all’inizio della celebrazione il messaggio di vicinanza che tutte le comunità nei giorni scorsi hanno rivolto alla comunità ucraina, così duramente provata.

Il Vescovo Michele, nell’omelia, ha messo in luce il segno di umanità rappresentato dalla presenza di tante persone, “perché in ogni situazione di vita, se fondiamo la vita su Cristo, troviamo la vera amicizia e la vera solidarietà. E in particolare i fratelli e le sorelle che vengono da lontano sanno quanto ci sia bisogno di una presenza, anche silenziosa, e di una preghiera”. Quella preghiera che a tanti potrebbe sembrare inutile, ma che proprio nel Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima si dimostra come il luogo di incontro con il Padre: “Mentre Gesù è in preghiera sul monte, in silenzio, in dialogo con suo Padre – ha ricordato il Vescovo – manifesta la bellezza e la profondità della sua divinità attraverso la sua stupenda umanità. Mentre inizia il suo cammino verso il dono di sé sulla croce, lì manifesta la sua piena divinità, la bellezza della sua vita; è trasfigurato, solo perché sa accettare fino in fondo di essere anche il volto sfigurato, senza splendore né bellezza”. “Il volto dell’uomo è davvero sfigurato – ha aggiunto mons. Tomasi – è sfigurata la  giustizia, è sfigurato l’onore, quando per affrontare questioni politiche si usa la guerra, quando chi paga, per interessi più o meno nascosti o lontani, sono i bambini, gli anziani, i deboli, le famiglie separate, le prospettive di vita, davvero sfigurate”.

“Io non sono un politico – ha sottolineato il Vescovo -, ma so che c’è il peccato nel mondo, quel peccato che ha inchiodato il Signore sulla croce, quel peccato che martoria i popoli attaccati, i poveri dimenticati, i piccoli violati perché molti – san Paolo nella seconda lettura lo dice agli abitanti di Filippi con le lacrime agli occhi, e lo diciamo anche noi oggi – ‘si comportano da nemici della croce di Cristo. Ma la loro sorte finale sarà la perdizione’. Ma viene un giudizio – per me, per noi, per tutti -. E questo giudizio – ha ribadito con forza il Vescovo – è adesso. Lo reclamano l’onore, l’umanità, la giustizia. Io non posso far altro che ripetere il grido di papa Francesco: in nome di Dio, fermate la guerra, le guerre, fermate l’inutile sofferenza che non porta nulla se non altro odio e altra violenza”. Ma ecco il significato profondo della preghiera per la pace: “Adesso essere in preghiera per la pace significa credere che il Signore, il crocifisso, lo sfigurato, ha vinto la morte ed è risorto, e significa credere che la preghiera è potente, ci unisce al Cielo e tra di noi, dona frutti di conversione, può toccare il cuore dei peccatori, il cuore di chi ha in mano le sorti della guerra, e il cuore di tutti noi che abbiamo in mano le sorti della pace, perché siamo chiamati noi a essere operatori di pace, per essere eredi del Regno, perché siamo figli di Dio”. Ecco, allora, l’invito a pregare anche perché, nell’impegno e nella lotta per la giustizia non si lasci spazio all’odio. “Non permettiamo al maligno di sfigurare il nostro volto, la nostra anima, il nostro cuore, con la cicatrice dell’odio – l’appello del Vescovo Michele -. Indignati, certamente, impegnati a chiedere giustizia e ad aiutare chi è nel bisogno e nella prova, certo, ma mai preda dell’odio. Perché Dio è il Dio della pace perché è amore, amore crocifisso, ma amore risorto”. Infine, l’invito del Vescovo, rivolto a ciascuno: “Viviamo la nostra vita come un’offerta gradita al Signore per il dono della pace. Rimaniamo saldi nel Signore, roccia di salvezza, fondamento di vita, e rimaniamo uniti tra di noi, nella solidarietà, operatori e operatrici di pace, tutti, nelle mani di Dio giusto, e perché giusto, misericordioso”.

Insieme al coro ucraino hanno animato la celebrazione anche il coro della parrocchia di San Nicolò e quello della comunità africana francofona.

 

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