“Il Signore è stato buono con me”

Mons Bruno Gumiero

Mons. Bruno Gumiero, prete da 78 anni, “don Bruno” ha vissuto una vita intensa, soprattutto come pastore nella parrocchia del Duomo di San Donà. Un ministero ricco di incontri, di relazioni, di responsabilità, ma soprattutto di servizio ai sofferenti.

I 101 anni, festeggiati il 13 gennaio scorso, sono un traguardo bello, da celebrare, per una vita ricca di grazie come quella di un sacerdote. “Ma non è merito mio – dice subito don Bruno – questa lunga vita è tutta dono del Signore. Pensare che dicevano che dovevo morire giovane…”.  A vent’anni, quando era seminarista, infatti, il giovane Bruno si ammalò di tubercolosi, quasi una sentenza di morte in quegli anni. E invece si trattò di una forma lieve, riuscì a terminare gli studi e fu ordinato prete.

Originario di Piombino Dese, è nato in una famiglia cristiana, ricca di figli (otto tra fratelli e sorelle), ed è stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1944 nella chiesa di Vedelago, perché il bombardamento aereo del 7 aprile aveva gravemente colpito Treviso. Il primo incarico, nell’immediato dopoguerra, fu come cappellano di Zero Branco, poi parroco a Cornuda (dal 1955 al 1974) e nella parrocchia del Duomo di San Donà (dal 1974 al 1998), periodi intensi della sua vita che don Bruno porta nel cuore, ricchi di incontri, di relazioni, di impegni pastorali, di responsabilità, soprattutto negli anni del post Concilio, vissuti nel secondo centro della Diocesi. Ma se gli si chiede quale servizio ricorda in modo particolare, risponde: “Quello ai sofferenti, ai malati, agli anziani. Assistere coloro che soffrono è un dono per noi, per chi presta questo servizio ai fratelli. Penso sia un dono anche per loro, ma prima di tutto lo è per noi”. Un’attenzione che don Bruno ha sempre coltivato, da parroco, con le visite nelle case dei malati e in ospedale, ma anche come assistente spirituale al Piccolo Rifugio e nella Casa di riposo, a cui si è dedicato in modo particolare negli anni della “pensione”. E dopo la scelta di abitare nella Casa del clero, quel servizio è continuato fino al 2016 nella Casa di riposo Menegazzi, accanto alle suore Francescane.

“Sono prete da 78 anni – sottolinea -. Sono grato al Signore che mi ha trattato molto bene, è stato buono con me, mi ha sempre aiutato, mi ha fatto tanti doni. Io non credo di aver corrisposto altrettanto bene, ma spero che avrà compassione di me” dice sorridendo sotto la mascherina. E conclude con un grazie speciale alla Casa che lo ospita, al clima bello che si respira, al “modo ottimo in cui siamo assistiti. Un dono anche questo”.

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