Author: acecchin

Domenica 21 aprile

Giornata di preghiera per le vocazioni: spazi accoglienti cercansi

La 61ª Giornata di preghiera per le Vocazioni prende le mosse da un’espressione dell’esortazione apostolica “Christus vivit”: “Creare casa”. E’ una giornata di preghiera che vuole cogliere l’invito di papa Francesco di chiedere assiduamente al Signore ambienti adeguati, nelle parrocchie e in tutta l’universalità della Chiesa, nei quali giovani e meno giovani possano sperimentare
il miracolo di una nuova nascita. “Fare casa […] è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici e funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda le nostre ore e i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi. È creare legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani
e che tutti possiamo compiere […]. Così si attua il miracolo di sperimentare che qui si nasce di nuovo […] perché sentiamo efficace la carezza di Dio che ci rende possibile sognare il mondo più umano e, perciò, più divino” (Cf. Francesco, “Christus vivit”, 216-217).

Il Cammino Sinodale delle Chiese d’Italia delle Chiese d’Italia ci sta aiutando a riscoprire la gioia e la fatica del camminare insieme, il lavoro fattivo e concreto del costruire cantieri capaci di immaginare gli elementi fecondi già presenti nell’oggi e che dischiudono il futuro; invita, sull’icona dei discepoli di Emmaus, a riconoscere il passante che si fa prossimo nel cammino e ospitarlo in casa perché là si manifesti nel suo volto del Signore Risorto (cf. Lc 24,29).

Anche la vocazione ha bisogno di un terreno buono perché possa attecchire e di una casa nella quale fare Eucarestia, ringraziamento e benedizione per la Parola ricevuta e il dono di quella fraternità che è offerta della propria vita perché, insieme agli altri, diventi feconda nella carità, a servizio di tutti. Come la vita, ha bisogno di trovare uno spazio accogliente per nascere, crescere e maturare. Il desiderio di appartenere ad una persona o ad una comunità nasce da una frequentazione feriale e una conoscenza graduale di quella casa alla quale si sogna di appartenere per essere fecondi. Creare casa è un invito rivolto alle Chiese, alle comunità, alle parrocchie, ai presbiteri, alle famiglie, ai monasteri perché siano sempre più spazi capaci di quell’accoglienza cordiale e libera che fa crescere la vocazione sia di chi li abita che di chi li visita, diviene terreno fecondo di nuove vocazioni.

Nella nostra diocesi celebreremo la veglia diocesana per le vocazioni, presieduta dal Vescovo, sabato 11 maggio, nella chiesa di Olmo di Martellago.

Ecco alcuni stralci dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, per le quali pregheremo in tutte le parrocchie domenica 21 aprile:

Cari fratelli e sorelle, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni ci invita, ogni anno, a considerare il dono prezioso della chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi, suo popolo fedele in cammino, perché possiamo prendere parte al suo progetto d’amore e incarnare la bellezza del Vangelo nei diversi stati di vita. […]
Penso alle mamme e ai papà che non guardano anzitutto a se stessi e non seguono la corrente di uno stile superficiale, ma impostano la loro esistenza sulla cura delle relazioni, con amore e gratuità, aprendosi al dono della vita e ponendosi al servizio dei figli e della loro crescita. Penso alle persone consacrate, che offrono la propria esistenza al Signore nel silenzio della preghiera come nell’azione apostolica, talvolta in luoghi di frontiera e senza risparmiare energie, portando avanti con creatività il loro carisma e mettendolo a disposizione di coloro che incontrano. E penso a coloro che hanno accolto la chiamata al sacerdozio ordinato e si dedicano all’annuncio del Vangelo e spezzano la propria vita, insieme al Pane eucaristico, per i fratelli, seminando speranza e mostrando a tutti la bellezza del Regno di Dio.
Ai giovani, specialmente a quanti si sentono lontani o nutrono diffidenza verso la Chiesa, vorrei dire: lasciatevi affascinare da Gesù, rivolgetegli le vostre domande importanti, attraverso le pagine del Vangelo, lasciatevi inquietare dalla sua presenza che sempre ci mette beneficamente in crisi. Egli rispetta più di ogni altro la nostra libertà, non si impone, ma si propone: lasciategli spazio e troverete la vostra felicità nel seguirlo e, se ve lo chiederà, nel donarvi completamente a Lui. […]
Nel presente momento storico, poi, il cammino comune ci conduce verso l’Anno giubilare del 2025. Camminiamo come pellegrini di speranza verso l’Anno santo, perché nella riscoperta della propria vocazione e mettendo in relazione i diversi doni dello Spirito, possiamo essere nel mondo portatori e testimoni del sogno di Gesù: formare una sola famiglia, unita nell’amore di Dio e stretta nel vincolo della carità, della condivisione e della fraternità.Questa Giornata è dedicata, in particolare, alla preghiera per invocare dal Padre il dono di sante vocazioni per l’edificazione del suo Regno: «Pregate, dunque, il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2). E la preghiera – lo sappiamo – è fatta più di ascolto che di parole rivolte a Dio. Il Signore parla al nostro cuore e vuole trovarlo aperto, sincero e generoso. La sua Parola si è fatta carne in Gesù Cristo, il quale ci rivela e ci comunica tutta la volontà del Padre. In quest’anno 2024, dedicato proprio alla preghiera in preparazione al Giubileo, siamo chiamati a riscoprire il dono inestimabile di poter dialogare con il Signore, da cuore a cuore, diventando così pellegrini di speranza, perché «la preghiera è la prima forza della speranza. Tu preghi e la speranza cresce, va avanti. Io direi che la preghiera apre la porta alla speranza. La speranza c’è, ma con la mia preghiera apro la porta» (Catechesi, 20 maggio 2020). […]
In questo nostro tempo, allora, è decisivo per noi cristiani coltivare uno sguardo pieno di speranza, per poter lavorare con frutto, rispondendo alla vocazione che ci è stata affidata, al servizio del Regno di Dio, Regno di amore, di giustizia e di pace. Questa speranza – ci assicura San Paolo – «non delude» (Rm 5,5), perché si tratta della promessa che il Signore Gesù ci ha fatto di restare sempre con noi e di coinvolgerci nell’opera di redenzione che Egli vuole compiere nel cuore di ogni persona e nel “cuore” del creato. […]
Per tutto questo dico, ancora una volta, come durante la Giornata mondiale della gioventù a Lisbona: “Rise up! – Alzatevi!”. Svegliamoci dal sonno, usciamo dall’indifferenza, apriamo le sbarre della prigione in cui a volte ci siamo rinchiusi, perché ciascuno di noi possa scoprire la propria vocazione nella Chiesa e nel mondo e diventare pellegrino di speranza e artefice di pace! Appassioniamoci alla vita e impegniamoci nella cura amorevole di coloro che ci stanno accanto e dell’ambiente che abitiamo. Ve lo ripeto: abbiate il coraggio di mettervi in gioco! Don Oreste Benzi, un infaticabile apostolo della carità, sempre dalla parte degli ultimi e degli indifesi, ripeteva che nessuno è così povero da non aver qualcosa da dare, e nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere qualcosa.
Alziamoci, dunque, e mettiamoci in cammino come pellegrini di speranza, perché, come Maria fece con Santa Elisabetta, anche noi possiamo portare annunci di gioia, generare vita nuova ed essere artigiani di fraternità e di pace.

Papa Francesco
Roma, San Giovanni in Laterano, 21 aprile 2024, IV Domenica di Pasqua

La formazione permanente dei sacerdoti al centro del Consiglio presbiterale diocesano

Un incontro del Consiglio presbiterale diocesano dedicato alla formazione permanente del clero, quello di lunedì 15 aprile. Ospiti della parrocchia di Quinto, i membri, insieme al Vescovo, hanno riflettuto sull’impostazione e sui caposaldi che hanno ispirato la prassi formativa dei sacerdoti diocesani negli ultimi quindici anni. L’obiettivo era consegnare al Vescovo e alla “Commissione diocesana per la formazione permanente” delle coordinate utili a effettuare scelte operative, tra valutazioni sulla consuetudine e suggerimenti per il prossimo futuro.
Radicalità della sequela. Un’importante cornice ai lavori del Consiglio era stata offerta dal vescovo Michele nella lectio durante l’Ora media, vissuta insieme nella chiesa parrocchiale. A partire dal brano evangelico del ricco che chiede a Gesù che cosa fare per avere la vita eterna (Mc 10,17-31), il Vescovo ha parlato della radicalità della sequela evangelica nella vocazione presbiterale e delle esigenze che pone, delle fatiche che prima o poi si presentano, delle vicende del servizio e del ministero che a volte non sembrano capaci di riempire di senso l’esistenza, con il rischio dello scoraggiamento. “Ma ciò che è impossibile a noi da soli – ha sottolineato mons. Tomasi – con la sola nostra forza di volontà, con la pianificazione pastorale e con metodi che si affidano alle sole nostre forze, non lo è al Padre, l’unico che genera la vita, l’unico che dona il centuplo promesso a chiunque abbia lasciato tutto”. Assieme all’unica paternità di Dio, allora, si riceve in dono “una rinnovata rete di relazioni umane, con il mondo e con il creato, che vivono della sovrabbondanza della gratuità dell’amore del Padre. Il centuplo, in fondo, è la vita nuova quando Gesù è tutto per la nostra vita”. La formazione permanente, allora, è una continua e sempre nuova “conformazione a Cristo”, cammino di ciascun presbitero e “di noi tutti insieme”.
Il moderatore della seduta, don Giulio Zanotto, ha ricordato la varietà delle proposte, consolidate negli anni: dai ritiri comuni di inizio anno a quelli per vicariati, dalle Settimane residenziali alla Tre giorni del Cavallino, e poi le mattinate di aggiornamento teologico – pastorale del giovedì, la Tre giorni per i coordinatori delle Collaborazioni e la Giornata di fraternità, senza dimenticare gli incontri per i preti anziani. Una formazione del prete “pensato” non solo per la parrocchia, ma anche per la Collaborazione pastorale, nello spirito della corresponsabilità con gli altri preti e con i laici, con l’obiettivo non solo di rispondere alle necessità di oggi, ma anche di pensare all’evoluzione del presbiterio nei prossimi 20 anni.
Don Samuele Facci e don Luca Pizzato, delegato ed ex delegato per la Formazione, hanno presentato il percorso di questi anni, in una relazione condivisa con don Donato Pavone, attuale vicario per il clero e delegato per la Formazione dal 2009 al 2015.
Dono e compito. Un processo dinamico, la formazione, riconosciuta contemporaneamente come dono e come compito (della Chiesa e personale di ciascun presbitero). Una formazione presentata più come cantiere e laboratorio, che come magazzino da “riempire”. Ecco l’importanza della creatività delle proposte, per risvegliare domande e suscitare nuovi interessi, il valore di una formazione percepita come “utile” alla vita, che motiva a partecipare, a mettersi in gioco e a maturare nel percorso; una proposta diocesana non “esaustiva”, che contempla anche offerte promosse da altri soggetti, e non solo in ambito ecclesiale, nella libertà di percorsi personali da coltivare con originalità. Fondamentale, in tutto questo, il coinvolgimento attivo dei presbiteri, “soggetti di formazione”, nel corso delle esperienze, ma anche nella fase di programmazione e verifica, cosa che può contribuire alla mutua formazione, nella comunione presbiterale. Una formazione, è stato più volte sottolineato, che non può che essere integrale, coinvolgendo tutte le dimensioni della persona e della vita del prete: “Le quattro dimensioni fondamentali di cui parlano i documenti – umana, spirituale, intellettuale e pastorale – vanno poste tra loro in una relazione di circolarità virtuosa, mai l’una senza l’altra”, con un accento posto sulla dimensione culturale, di cui tenere maggiormente conto, per maturare nella capacità di interpretare la realtà contemporanea, guardando ai diversi ambiti della vita civile, politica e sociale. Gli interventi hanno messo in luce la centralità del piano spirituale e del riferimento alla Sacra Scrittura, attraverso cui passano la conoscenza e l’amore per il Signore, l’ascolto e condivisione della Parola, ma anche la condivisione tra preti della propria esperienza di fede, senza dimenticare il patrimonio di presenze e testimonianze di figure sacerdotali che hanno arricchito il presbiterio diocesano.
Tradizione buona, da arricchire. Molti gli spunti emersi dai gruppi di lavoro, che hanno confermato la bontà della tradizione formativa, ma hanno messo in luce anche la necessità di ampliarla, mettendo l’accento su alcune dimensioni che stiamo vivendo come Chiesa – sinodalità, Chiesa in uscita, ministerialità, diaconato, Collaborazioni pastorali -, e poi formazione alle relazioni, il confronto con categorie e linguaggi nuovi e la possibilità di vivere alcune occasioni formative insieme ai laici.
L’ultimo appuntamento, prima dell’estate, sarà nuovamente insieme al Consiglio pastorale diocesano, il prossimo 27 maggio, con al centro il tema del Cammino sinodale.

(Alessandra Cecchin – articolo in uscita nella Vita del popolo del 21 aprile 2024)

Eletta la presidenza diocesana di Azione cattolica: tutti i nomi

Nella seduta del 4 aprile, il Consiglio diocesano di Azione cattolica ha accolto con gioia la nomina da parte del Vescovo a presidente diocesano di Marco Guidolin. Successivamente i consiglieri hanno provveduto all’elezione della presidenza diocesana, che risulta così composta: Campagnolo Matteo, di Castelfranco Veneto e Spitaleri Sabrina, di San Donà di Piave, come vicepresidenti settore Adulti; Agostini Massimiliano, di Cappelletta di Noale, e Pellizzari Chiara, di San Zenone degli Ezzelini, vicepresidenti settore Giovani; Favaro Gregorio, di Gardigiano, responsabile dell’articolazione Acr. A questi responsabili di settore si aggiungono Nicolini Serena, di Loria, confermata amministratrice, e Fugazza Angela, di San Martino di Lupari, nominata segretaria. Assistente generale diocesano è don Giancarlo Pivato.

La nomina del presidente diocesano da parte del Vescovo manifesta la dimensione ecclesiale dell’Azione cattolica, cioè di laici “dedicati” alla propria Chiesa diocesana e alla globalità della sua missione, nella condivisione e nella partecipazione.

Non sono mancate, in questi anni, le molteplici forme di cura e di attenzione all’associazione da parte del vescovo Tomasi, il quale in più occasioni ha ricordato agli aderenti di “continuare la formazione per essere cristiani che sappiano rendere conto della propria fede e delle propria speranza nel mondo della famiglia, del lavoro, delle professioni e dei mestieri, nella politica e nel complesso delle forme sociali”.

L’Azione cattolica di Treviso, che risulta essere la più numerosa in Italia, con quasi 7.000 aderenti, ha una lunga storia, ricca di fede e di testimonianze di servizio, come ricordato dal presidente Giudolin nel suo intervento all’inizio del mandato: “Il cammino associativo è ricco e ancora può portare molto frutto nei nostri territori e nelle nostre comunità, e sarà misurabile in relazioni buone, in aiuto concreto, in fraternità, nella comunione che sapremo vivere”.

Un cammino, quello dell’Ac, che si pone come obiettivo di mantenere viva la vita associativa nelle nostre comunità cristiane, attenta ai cambiamenti culturali ed ecclesiali in atto, sensibile alle esigenze di un’autentica formazione spirituale per permettere a ogni battezzato di incontrare Gesù Risorto, avendo come riferimento unicamente il Vangelo di Cristo e come stile la sinodalità all’interno di una dialettica democratica e partecipativa. Ha ricordato Marco Guidolin al Consiglio che “la concomitanza della nomina del presidente con l’inizio della Settimana Santa credo sia un’indicazione preziosa che lo Spirito, attraverso il vescovo Michele, ha voluto darci: dobbiamo sempre ricordarci, fra tutte le vicende associative che vivremo, di mettere sempre al centro dell’Ac e delle nostre vite il Risorto, Colui che ha sconfitto la morte, Colui che ci ha salvati. Ogni esperienza vissuta, ogni équipe, ogni incontro e anche ogni scontro, siano un passo alla sua sequela per incontrare, nei nostri cuori e nelle nostre vite, Gesù Risorto”.

Un cammino di laici impegnati che desiderano condividere con i propri presbiteri la bellezza dell’essere discepoli dell’unico maestro capace di rendere nuove tutte le cose e di generare frutti di carità e percorsi di speranza anche per le generazioni più giovani, alle quali l’Ac riserva sempre uno sguardo di simpatia e di particolare affetto. “La fraternità contraddistingua le nostre associazioni e anche nelle prevedibili fatiche, non dimentichiamoci mai che siamo chiamati a volerci bene, e ad essere generatori di bene con le persone e per le persone”, questo il desiderio per il nuovo triennio. (A.F.)

Nella foto la nuova Presidenza di Ac, eletta dal Consiglio diocesano il 4 aprile. Da sinistra:  Serena Nicolini, Chiara Pellizzari, Massimiliano Agostini, don Giancarlo Pivato, Marco Guidolin, Matteo Campagnolo, Gregorio Favaro, Angela Fugazza, Sabrina Spitaleri.

“Dieci anni di papa Francesco. La gioia del Vangelo per la Chiesa e per il mondo”: incontro di formazione per i sacerdoti

Nuova iniziativa in calendario organizzata dalla Commissione diocesana per la formazione permanente del clero. Si tratta dell’appuntamento di aggiornamento teologico pastorale previsto per giovedì 18 aprile, con inizio alle ore 9.30, in Seminario.

La scelta della Commissione è stata quella di prendere spunto dalla recente celebrazione del decennio del pontificato di Francesco per dedicare una riflessione di carattere storico sulle svolte propiziate dal suo magistero, soprattutto a partire da Evangelii Gaudium. Interverrà il professor Marco Impagliazzo, docente ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, dove insegna anche Storia della pace, e presidente della Comunità di Sant’Egidio. Il prof. Impagliazzo proporrà una riflessione dal titolo “Dieci anni di papa Francesco: la gioia del Vangelo per la Chiesa e per il mondo”.

“Siate pietre vive per costruire la comunità cristiana”: il compito di papa Francesco ai cresimati trevigiani

Sono tornati a casa con dei compiti impegnativi, ma molto belli, e ad affidarli loro sono stati papa Francesco e il vescovo Michele. I 1.500 ragazzi e ragazze cresimati della diocesi di Treviso, che sono stati al pellegrinaggio di tre giorni a Roma, hanno accolto con entusiasmo il saluto del Papa all’udienza della mattina di mercoledì 3 aprile: “Con la forza dello Spirito Santo che nella Cresima vi conferma come battezzati, figli di Dio e membri della Chiesa, possiate essere pietre vive per costruire la comunità cristiana”.

Accompagnati dal vescovo, Michele Tomasi, da una trentina di sacerdoti, da alcune cooperatrici pastorali, oltre che dai propri catechisti e catechiste, hanno concluso in piazza San Pietro una “tre giorni” diventata ormai una tradizione e che ogni anno registra un nuovo record di partecipazione (ben 27 i pullman partiti quest’anno), anche grazie a un’organizzazione che comincia mesi prima, con l’impegno dell’ufficio diocesano per l’Annuncio e la catechesi e del Seminario.

Tre le tappe delle giornate romane: nella basilica di San Paolo fuori le mura, lunedì 1° aprile, alla scoperta di una bella compagnia di santi; il percorso tra il Colosseo e la basilica di San Pietro, con le catechesi dedicate a tre doni dello Spirito Santo: la Sapienza, la Fortezza e il Consiglio e la messa presieduta dal Vescovo; fino a mercoledì, con l’udienza di papa Francesco. Oltre al compito affidato dal Papa, ragazzi e ragazze hanno accolto l’invito che il vescovo Michele ha rivolto loro durante la messa di martedì sera nella basilica di San Pietro, davanti alla tomba dell’apostolo, “il centro di tutta la nostra Chiesa”. “Gesù Cristo è il Signore, maestro e amico, sostegno della nostra vita – ha detto mons. Tomasi -, perché ci ha chiamati per nome, come ha fatto con Maria Maddalena, che per questo lo ha riconosciuto risorto. Noi non siamo insieme per caso, siamo tutti uniti dallo stesso amore, dallo stesso Spirito, dallo stesso legame. Lui ci ha voluti dall’eternità insieme a professare il suo nome. E professando la nostra fede proclamiamo che Gesù Cristo è il Signore perché siamo mossi dallo Spirito: significa che lui è importante per la mia vita, per la vita di ciascuno: è lui che ci aiuta nella gioia e ci guida nelle difficoltà, è lui che orienta le nostre scelte e illumina il nostro modo di vedere il mondo, e proprio lo Spirito ci aiuta a vederlo come lo vede Dio. La verità delle persone umane e dei popoli è la pace”.

“Il giorno di Pentecoste erano tremila le persone battezzate dagli apostoli. Noi qui siamo più di 1.500. Ciascuno, al ritorno a casa – il compito del Vescovo ai giovanissimi e alle giovanissime -, scelga un amico e gli annunci la bellezza della vita nella comunità cristiana, la bellezza della vita che si dona: diventeremo 3.000 e molti di più, fino ai confini della terra, e potremo gioire insieme, sentendoci chiamati per nome e rispondendo: Signore, mio maestro, mi fido di te, cammino con te, ti voglio bene”.

I videomessaggi

”E’ stato un bell’incontro, in cui la nostra Chiesa giovane ha mostrato il suo volto partecipativo, attento, soprattutto allegro”. Di ritorno da Roma, assieme agli oltre 1.500 partecipanti all’annuale pellegrinaggio dei cresimati, il vescovo Michele Tomasi affida a un breve video le sue prime impressioni. “Papa Francesco – confida – è stato colpito gioiosamente dal coro dei ragazzi e delle ragazze di Treviso. Ha detto che vuole loro bene, e io gli ho assicurato che tutti loro vogliono bene a lui”.

Soddisfazione anche dal direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Treviso, don Alberto Zanetti, secondo il quale la proposta, avviata nel 2027, si conferma ogni anno “molto positiva”, un’occasione durante la quale i ragazzi “sperimentano la Chiesa diocesana e universale”.

 

 

La galleria fotografica

 

 

“Siate pietre vive per costruire la comunità cristiana”: il compito di papa Francesco ai cresimati trevigiani

Sono tornati a casa con dei compiti impegnativi, ma molto belli, e ad affidarli loro sono stati papa Francesco e il vescovo Michele. I 1.500 ragazzi e ragazze cresimati della diocesi di Treviso, che sono stati al pellegrinaggio di tre giorni a Roma, hanno accolto con entusiasmo il saluto del Papa all’udienza della mattina di mercoledì 3 aprile: “Con la forza dello Spirito Santo che nella Cresima vi conferma come battezzati, figli di Dio e membri della Chiesa, possiate essere pietre vive per costruire la comunità cristiana”.

Accompagnati dal vescovo, Michele Tomasi, da una trentina di sacerdoti, da alcune cooperatrici pastorali, oltre che dai propri catechisti e catechiste, hanno concluso in piazza San Pietro una “tre giorni” diventata ormai una tradizione e che ogni anno registra un nuovo record di partecipazione (ben 27 i pullman partiti quest’anno), anche grazie a un’organizzazione che comincia mesi prima, con l’impegno dell’ufficio diocesano per l’Annuncio e la catechesi e del Seminario.

Tre le tappe delle giornate romane: nella basilica di San Paolo fuori le mura, lunedì 1° aprile, alla scoperta di una bella compagnia di santi; il percorso tra il Colosseo e la basilica di San Pietro, con le catechesi dedicate a tre doni dello Spirito Santo: la Sapienza, la Fortezza e il Consiglio e la messa presieduta dal Vescovo; fino a mercoledì, con l’udienza di papa Francesco. Oltre al compito affidato dal Papa, ragazzi e ragazze hanno accolto l’invito che il vescovo Michele ha rivolto loro durante la messa di martedì sera nella basilica di San Pietro, davanti alla tomba dell’apostolo, “il centro di tutta la nostra Chiesa”. “Gesù Cristo è il Signore, maestro e amico, sostegno della nostra vita – ha detto mons. Tomasi -, perché ci ha chiamati per nome, come ha fatto con Maria Maddalena, che per questo lo ha riconosciuto risorto. Noi non siamo insieme per caso, siamo tutti uniti dallo stesso amore, dallo stesso Spirito, dallo stesso legame. Lui ci ha voluti dall’eternità insieme a professare il suo nome. E professando la nostra fede proclamiamo che Gesù Cristo è il Signore perché siamo mossi dallo Spirito: significa che lui è importante per la mia vita, per la vita di ciascuno: è lui che ci aiuta nella gioia e ci guida nelle difficoltà, è lui che orienta le nostre scelte e illumina il nostro modo di vedere il mondo, e proprio lo Spirito ci aiuta a vederlo come lo vede Dio. La verità delle persone umane e dei popoli è la pace”.

“Il giorno di Pentecoste erano tremila le persone battezzate dagli apostoli. Noi qui siamo più di 1.500. Ciascuno, al ritorno a casa – il compito del Vescovo ai giovanissimi e alle giovanissime -, scelga un amico e gli annunci la bellezza della vita nella comunità cristiana, la bellezza della vita che si dona: diventeremo 3.000 e molti di più, fino ai confini della terra, e potremo gioire insieme, sentendoci chiamati per nome e rispondendo: Signore, mio maestro, mi fido di te, cammino con te, ti voglio bene”.

 

 

Azione cattolica: è Marco Guidolin il nuovo presidente diocesano

Con una nota agli aderenti, l’Azione cattolica diocesana ha comunicato la nomina, da parte del Vescovo, del nuovo presidente, per il triennio 2024-2027.

“Con gioia annunciamo che in data odierna, 22 marzo 2024, il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, dopo aver ricevuto la terna votata dal nuovo Consiglio diocesano di Azione cattolica, ha provveduto alla nomina del Presidente diocesano, per il triennio 2024-2027, nella persona di Marco Guidolinvicepresidente uscente del Settore Adulti. Guidolin ha 46 anni, è originario di Fontane di Villorba ed è dirigente d’azienda.

Questo atto del Vescovo manifesta la dimensione ecclesiale dell’Azione cattolica, cioè di laici “dedicati” alla propria Chiesa diocesana e alla globalità della sua missione, nella condivisione e nella partecipazione.

La nomina del Presidente diocesano è il frutto di un itinerario assembleare e di un cammino democratico partecipativo che ha coinvolto negli ultimi mesi le associazioni parrocchiali, i coordinamenti vicariali e il lavoro dell’assemblea elettiva diocesana del 3 marzo 2024.

Nel ringraziare il prezioso lavoro della presidenza uscente e della presidente Ornella Vanzella, auguriamo un proficuo cammino associativo, nello stile sinodale e sotto la guida dello Spirito Santo, al nuovo Presidente e alla nuova presidenza, che sarà indicata nel prossimo Consiglio diocesano”.

“Ringrazio il Vescovo Michele per la fiducia e per il suo desiderio di essere a fianco della nostra Associazione – il primo commento a caldo del neopresidente, appena ricevuta la notizia della nomina -. Sono sereno di essere parte di un’Associazione viva, consapevole di essere in cammino, desiderosa di esserlo nella nostra Chiesa diocesana. Chiedo al Signore di sostenerci e accompagnarci, di guidarci nelle nostre scelte e di essere sale nelle comunità  e nei luoghi che siamo chiamati ad abitare, in questo tempo di cambiamenti che possono destabilizzare, certo, ma che rappresentano anche delle grandi opportunità” .

Lettori e accoliti, sul modello di Giuseppe. Il 19 marzo in chiesa Immacolata anche il rito di ammissione

Era proprio bella la chiesa Immacolata del Seminario nella festa di San Giuseppe, gremita di persone di ogni età: adulti, anziani, coppie con figli in passeggino e davvero molti giovani. Erano famigliari, amici, parrocchiani dei quattro giovani, studenti del nostro Seminario, che mons. Tomasi ha istituito accoliti e lettori durante la celebrazione eucaristica.
Ma in tanti si erano raccolti già mezz’ora prima, per pregare insieme i Vespri, durante i quali c’è stato il rito di ammissione tra i candidati all’Ordine sacro di Sebastiano Schiavon, anch’egli seminarista, originario della parrocchia di San Biagio di Callalta. Un primo passo, all’interno di un cammino di formazione e discernimento, quello di Sebastiano, “una disponibilità che la Chiesa accoglie e che, se diventerà risposta alla chiamata del Signore, sarà un dono grande a Lui e alla Chiesa”, ha detto il Vescovo, che gli ha affidato due delle caratteristiche di san Giuseppe che vengono cantate nell’inno “Patris corde”, ispirato alla Lettera apostolica di papa Francesco: “parola silenziosa e illuminante”, e poi “speranza creativa, Padre dal coraggio vivo”. “Di Giuseppe non ci sono state tramandate parole, ma la sua vita è stata una piena realizzazione della Parola di Dio – ha ricordato mons. Tomasi -, nella fedeltà e nella capacità di custodire il sogno. Una Parola che illumina, che apre spazi di libertà e bellezza. Abbiamo anche bisogno della speranza, che è la fede nel Signore che illumina possibilità di futuro, e di una speranza creativa che insegua i sogni, oltre che di un coraggio che è capacità di affrontare la vita da adulto, perché – ha concluso rivolto a Sebastiano – il Signore si fida di te. E San Giuseppe ci viene dato come meta: conviene puntare in alto!”.
Numerosi, durante la messa con l’istituzione dei ministeri di lettore e accolito, i sacerdoti concelebranti insieme al Vescovo: dai responsabili ed educatori del Seminario ai giovani preti che fino a pochi anni fa hanno camminato insieme ai quattro giovani, ai parroci delle parrocchie di origine e di servizio. Riccardo Perizzolo, di Castelcucco e Claudio Pistolato, di Cappella di Scorzè, sono stati istituiti lettori, mentre Maurizio Castellan, di Onigo, e Francesco Tesser, di Marcon, sono stati istituiti accoliti. Giovani già in cammino verso il presbiterato. I ministeri conferiti, però, non rappresentano tanto due tappe, ma due momenti significativi in sé, ha spiegato mons. Tomasi nell’omelia, perché questi rimangono, segno della fedeltà a un modo di Dio di essere presente nella storia, che è eterna, non a tempo.
Ai nuovi lettori il Vescovo ha ricordato che porteranno la Scrittura nella loro vita e aiuteranno la comunità dei fedeli ad amarla, “ma voi stessi accettate di farvi portare e abbracciare dalla Parola di Dio”. Una Parola che diventa carne in Gesù Cristo, che ci viene presentato nei suoi sacramenti, in particolare nell’Eucaristia: “Vi avvicinate a questo servizio – ha detto il Vescovo, rivolto ai neo accoliti -, a preparare la mensa e a portare Gesù Eucaristia alle persone, anche ai malati e agli anziani. Siamo Chiesa perché nasciamo dall’altare, dalla Parola e dall’Eucaristia. Crediamo che il Signore risorto cammina con noi, che è Parola e cibo per noi, fondamento di gioia e coraggio”.
Per tutti, al termine, un momento di festa nel chiostro del Seminario, preparato dalla comunità del Seminario e dai volontari.

Servizio fotografico di Gianmarco Mason

Nuovi ministeri e ammissione agli ordini per cinque giovani seminaristi

Martedì 19 marzo, solennità di san Giuseppe, alle ore 18.30, il vescovo Michele Tomasi presiederà i Secondi Vespri della solennità durante la quale verrà ammesso agli ordini sacri Sebastiano Schiavon (in maglietta rossa, a destra nella foto) originario di San Biagio di Callalta e in servizio nella parrocchia del Duomo di San Donà di Piave.

A seguire, alle ore 19.00, il vescovo presiederà la Celebrazione eucaristica durante la quale verranno istituiti accoliti (da sinistra a destra, nella foto): Maurizio Castellan, da Onigo, in servizio a Martellago, e Francesco Tesser, da Marcon, in servizio a Camposampiero.

E verranno istituiti lettori: Claudio Pistolato, di Cappella di Scorzè, in servizio a Castello di Godego, e Riccardo Perizzolo, da Castelcucco, in servizio a Noale.

Entrambe le celebrazioni saranno vissute con famigliari e amici nella chiesa grande del Seminario (chiesa Immacolata). “Siamo grati al Signore per il loro sì – sottolinea il rettore, don Luca Pizzato -, insieme agli altri giovani seminaristi, li accompagniamo con la nostra preghiera in questo tempo che ci prepara alla Pasqua”.

Venerdì 22 marzo a Treviso la veglia per i martiri contemporanei

Anche quest’anno la Comunità di Sant’Egidio di Treviso, mantenendo fede all’impegno preso nel Grande Giubileo del 2000, aiuta ad introdurci nelle celebrazioni della Settimana Santa con la veglia di preghiera ecumenica dei martiri contemporanei, vissuti nel secolo scorso e fino ai giorni nostri: fratelli e sorelle appartenenti alle diverse confessioni cristiane, appartenenti ad ogni stato di vita, che nei cinque continenti hanno vissuto nella loro carne i misteri pasquali che tra qualche settimana celebreremo, persone che sono state fatte oggetto di persecuzioni, privazione della libertà religiosa e della vita.

Nella grande veglia del 2000 al Colosseo, venne sottolineato come il gran numero di cristiani uccisi o perseguitati nel Novecento fosse un continente ancora da esplorare, un patrimonio condiviso da ogni confessione cristiana.
L’appuntamento, sostenuto dall’ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo è per venerdì 22 marzo alle 20.30 nella chiesa di San Martino Urbano, a Treviso, assieme ai rappresentanti delle Comunità ortodosse romena e moldava.